I pagamenti digitali continuano a guadagnare spazio nell’economia italiana e, secondo le ultime analisi diffuse da Confesercenti a febbraio 2026, il Paese si colloca ormai tra i mercati europei più sviluppati sul fronte dell’accettazione elettronica.
La crescita riguarda sia il numero di POS installati sia il valore delle transazioni effettuate nei negozi fisici, nei pubblici esercizi, nel turismo e nei servizi.
Il dato più rilevante è che i pagamenti digitali non appaiono più come un canale complementare, ma come una componente stabile dell’offerta commerciale, sempre più integrata con il contante e con gli strumenti di pagamento più evoluti.
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Sempre più POS: Italia davanti a Francia e Germania
Il primo indicatore della trasformazione è il numero dei terminali attivi. Nel 2024 in Italia si è arrivati a 3,75 milioni di POS, con un aumento di circa 660 mila unità rispetto al 2018, pari a una crescita del 21%.
Secondo le stime di Confesercenti, nel 2025 il totale dovrebbe essere salito ulteriormente fino a circa 3,87 milioni. Un dato che colloca l’Italia ai vertici europei: nello stesso periodo, infatti, in Francia i POS attivi risultano poco più di 3,2 milioni, mentre in Germania si fermano intorno a 1,5 milioni.
Questo quadro evidenzia un sistema commerciale che, negli ultimi anni, ha accelerato in modo significativo nell’adozione dei pagamenti digitali, superando una narrazione spesso riduttiva che descriveva gli esercenti italiani come poco propensi all’innovazione.
Transazioni digitali e nuove formule per i pagamenti
Alla crescita dei terminali si affianca quella dei volumi dei pagamenti effettuati con strumenti digitali.
Confesercenti stima che nel 2025 i pagamenti elettronici presso i punti vendita fisici italiani possano raggiungere i 376 miliardi di euro. Ciò segnala un cambiamento strutturale nelle abitudini di acquisto: il contante continua a mantenere un ruolo importante, ma la domanda di carte, wallet e soluzioni contactless è in fortissimo aumento.
Parallelamente si allarga anche l’offerta dei negozi, che tendono a mettere a disposizione più modalità di pagamento per rispondere alle preferenze della clientela. In questo contesto cresce anche il Buy Now Pay Later, formula che secondo l’associazione sarebbe ormai presente in circa 40-50 mila esercizi in Italia.
L’orientamento prevalente, dunque, non è la sostituzione di uno strumento con un altro, ma la convivenza di più opzioni possibili, con l’obiettivo di rendere tutti i pagamenti (che siano digitali o meno) più semplici e immediati per il consumatore.
Costi per gli esercenti e sostenibilità a lungo termine
Parallelamente ai progressi registrati, resta comunque aperta la questione dei costi.
Confesercenti sottolinea che, in termini unitari, le transazioni elettroniche possono arrivare a costare fino al 22% in più rispetto a quelle in contanti, soprattutto quando si parla di micro-pagamenti.
Per un’attività che sviluppa 300 mila euro di transazioni annue, il costo complessivo della moneta elettronica viene stimato tra i 5 e i 6 mila euro all’anno, considerando anche canoni, hardware e altre spese accessorie. È un tema particolarmente sensibile per bar, tabaccherie e attività di prossimità, dove gli scontrini medi sono bassi e i margini ridotti.
Sul fronte della sicurezza, invece, il quadro resta rassicurante: le frodi risultano contenute e, secondo quanto evidenziato, il rischio si concentra soprattutto nelle operazioni a distanza, più che nei pagamenti effettuati tramite POS nei punti vendita fisici.
La sfida ora dunque non consiste più nell’estendere l’adozione dei pagamenti digitali, già ampiamente utilizzati, ma nel garantirne la sostenibilità economica lungo tutta la filiera.
